raccontare il fallimento per trovare clienti

Perché al cliente interessa di quando hai fallito.

Sei mai stata a Londra?
 
E’ una città che amo particolarmente, e non solo perché ogni volta mi riempie di energia e creatività come quei bomboloni che quando li mordi ti esplode la crema tra le labbra, ma anche perché ci ho vissuto 4 mesi.
 
Sì, io e il mio futuro marito abbiamo passato lì un po’ di tempo per fare un’esperienza di vita all’estero: lui studiava inglese mentre io lavoravo come commessa in un delizioso negozietto di abbigliamento per donna.
 
Quando è stato il momento di tornare a casa, due parole suonavano ininterrottamente nella mia testa: concept store.
 
Decisi così di aprirne uno: un negozio di abbigliamento prevalentemente handmade – fatto da bravissime artigiane italiane e non – accessori originali e uno spazio per piccoli eventi.
Di questa esperienza durata un paio d’anni non c’è traccia nel mio cv, semplicemente perché non è rilevante rispetto alla strada che ho deciso di intraprendere successivamente, però ho deciso di parlartene.
 
Il pubblico bolognese abituato alla dicotomia ‘catene low cost VS brand di lusso’ non capì più di tanto il progetto, modellato sullo spirito e la mentalità londinese. 
Facebook era ancora giovane e una piattaforma non dedicata al business, mentre Instagram aveva appena fatto la sua timida comparsa in Italia: così, non avevo né le conoscenze né gli strumenti giusti per far conoscere il mio piccolo concept store alla nicchia giusta, che sicuramente sarebbe stata in target con quello che proponevo.
 
Non posso dire che fu un disastro, anzi, avevo diverse clienti fedeli, ma l’affitto esorbitante e la concorrenza dei brand low cost che stavano prendendo sempre più piede non mi consentirono di andare avanti.
 
Non ti nego che ci ho messo anni a digerire quel ‘fallimento’, parola che oggi non uso più (fallire vuol dire semplicemente che un’esperienza non è andata come previsto, ma non è una stigmate) ma che mi ha segretamente accompagnato e condizionato per i 5 anni successivi.
 
Perché ti ho raccontato tutto questo?
 
Perché voglio invitarti a raccontare il fallimento.
 
Sì, anche se viviamo in una società che spinge sempre a mostrare il lato migliore e nascondere le ‘rogne’, il tuo pubblico ne ha bisogno.
Che tu sia un’ottima professionista lo possono vedere da tutto ciò che condividi, dal tuo cv/profilo Linkedin e da un eventuale portfolio, ma che sei la professionista che fa per loro come fanno a saperlo?
Non sarà certo raccontando ogni giorno che sei la migliore nel tuo campo che li convincerai, perché non so se l’hai notato ma tutti sembrano essere i migliori nel loro campo. 😉

 
I tuoi potenziali clienti hanno bisogno di entrare in connessione con te e con le tue emozioni (di brand): non vogliono la lista dei tuoi successi, ma vogliono conoscere i momenti difficili, le incertezze, le cadute e tutto ciò che ti ha portato ad essere chi sei ora.
Naturalmente questo vale sia che parli di te in prima persona, come ho fatto io prima, sia che racconti a nome del brand.

Puoi raccontare ad esempio di quel tessuto che ti piaceva tanto ma che si è rivelato un disastro da cucire, di quel fornitore che ti ha lasciato a piedi facendoti tardare nelle consegne, ti quel libro che non sei mai riuscita a finire o di quella strategia social che non ha funzionato per niente.
 
Nessuna storia è fatta solo di glitter: non vergognarti di mostrare anche ciò che non ha brillato, perché per progredire abbiamo bisogno di sfide e le sfide implicano diverse cadute.

Sicuramente è stato proprio il ‘fallimento’ a farti crescere con il turbo nel lavoro… e nella vita.

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